Con Gesù che è la Via, la Verità, la Vita

Chiara a Vienna

Omelia nelle esequie di Chiara Zecchin – Veggiano (PD) – 7 novembre 2017

Ap 21,1-7
Gv 14,1-6

Smarriti, ammutoliti, arrabbiati, delusi.

Consolati, pieni di speranza, di affetto e di desiderio…

C’è qualcosa che non quadra, radicalmente, sul senso della vita di Chiara, spezzata dalla morte, e che fa gridare il nostro cuore, in modo straziante.

È evidente che le nostre parole non bastano: è il ritornello delle condoglianze di questi giorni…
E forse non bastano neanche le parole dei saggi della storia… Non ci basta il solo ricordo di Chiara, fosse anche eterno… vogliamo qualcosa di più. Vogliamo toccarla, vogliamo abbracciarla, sentire la sua voce. Sentiamo che la comunione che abbiamo vissuto con lei non può essere interrotta. Non ha senso.

Sgorga dal nostro animo il grido di Giobbe a Dio che appare silenzioso: «Io grido a te, ma tu non mi rispondi, insisto, ma tu non mi dai retta… Oh, se avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente ora mi risponda!» (Gb 30,20; 31,35).
È il grido amaro della delusione arrabbiata: «noi speravamo» (Lc 24,21) dicono sconsolati i due di Emmaus, che avevano scommesso tutto sul Nazareno.
Avevamo tante speranze per Chiara. Così ricca. Così bella.
Avevamo investito così tanto sulla sua persona, sulla sua crescita, sul suo futuro…

Qualcosa non quadra. E delle due l’una: o qualcosa non va in Dio o qualcosa non va in noi…
Per capirlo bisogna stare in silenzio. Come il profeta Elia nella grotta. Bisogna farsi passare la voglia che Dio parli nel vento, nel terremoto, nel fuoco. Bisogna tendere l’orecchio al sussurro quasi impercettibile della brezza… (cf. 1 Re 19,11-13).

Quella brezza è passata poco fa tra di noi, tra le mura di questa chiesa, nell’aria plumbea di questa piazza. È passata alcuni giorni fa nel cuore di Andrea e Silvia e Maria e Pietro che hanno scelto la Parola per oggi. Una Parola umile, che si insinua delicatamente tra le mille parole che in questi giorni affollano rumorosamente i nostri cuori.
Una Parola che ci parla di una storia (non ci propone una riflessione filosofica). Ci parla dal cuore mite e umile di uno che stava per morire. Dei pensieri e dei sentimenti del nostro Signore Gesù che, giovane, si è ficcato dentro alla nostra passione e alla nostra morte. E, più in giù ancora, dentro alla nostra tomba.
Poche ore prima di quella che lui chiama la sua «ora», ci ha aperto il suo cuore di Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, per dischiudere a noi il suo sguardo, il senso che lui stava dando al suo vivere e al suo morire. E al suo risorgere. Con una sicurezza che viene da una pretesa inaudita e che fa sorridere: quella di essere lui «la via, la verità e la vita». Lui il sapiente più di tutti i sapienti. Lui che aveva una vita davanti, ma ha accettato, ha voluto testardamente consegnarla per trasformarla, per rivelarne la pienezza e la bellezza oscurata dalla nostra passione e dalla nostra morte.

C’è qualcosa che non va: o questo Gesù è un folle, o qualcosa non va in noi, e c’è qualcosa che non abbiamo ancora capito bene…

Che cosa sussurra il cuore del Signore a riguardo di Chiara, della sua persona, della sua vita, del suo progetto?

Che la Vita di Chiara non è umana, ma più che umana. Ma in fondo ce ne eravamo già accorti. Se lui, il Signore, con la sua Pasqua, cioè a caro prezzo, ha preparato un posto personale, proprio per lei, nella casa del Padre, vuol dire che la pienezza della vita di Chiara (come di ciascuno di noi) non sta nell’orizzonte di quello che esternamente adesso percepiamo, nei limiti di questo tempo e di questo spazio. Chiara è figlia di Andrea e Silvia, i suoi ‘pro-creatori’ perchè Chiara è «da prima della creazione del mondo (Ef 1,4) figlia di Dio.

La Parola ci sussurra che Chiara era per la Via, era in cammino. Ai nostri occhi, stava prendendo forma nella sua personalità bella e ricca e vivace. Il cammino della sua maturità personale era scoppiettante, carico di desiderio di ricerca della verità, di ciò che è nobile, vero, giusto, amabile (cf. Fil 4,8). Sotto i nostri occhi, quasi nascosto al nostro sguardo e servendosi anche di noi in tanti modi, il Signore era all’opera per dare a lei la forma della sua pienezza di vita. Non conosciamo i tempi di questo cammino. Ci aspettavamo tutt’altro percorso. Non resta che inchinarci al Signore che è la nostra Via, e che con il suo Spirito, incessantemente, cerca di darci forma.

La Parola ci sussurra, ancora, che la Verità di questa vita sovrumana è l’amore. Un amore che solo Dio può dare a Chiara. Che ha già dato a Chiara nella esperienza ricchissima della vita della sua famiglia e nella rete di semplici e gioiose amicizie, nella scuola e nello sport. Più in profondità, l’esperienza famigliare e di amicizia era preparazione (per lei e per tutti noi) della esplosione di comunione d’amore che è la Gerusalemme celeste, raffigurata adorna come una sposa nell’Apocalisse. Il nostro rapporto con Chiara era già fatto di comunione spirituale indistruttibile, perchè marchiata/sigillata dal Signore risorto. Lei ci ha anticipato in questa pienezza, ed è con il Signore che le sta spiegando tutto, sta facendo diventare ancora più ‘chiara’ la sua persona, nella condizione risorta, che ha tutto il bello sperimentato in questo tempo, ma senza più difetti, senza più lutto, lacrime e morte.

Narra la Bibbia che il grande profeta Elia, quando stava per essere rapito in cielo su un carro di fuoco, disse ad Eliseo, suo discepolo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te. Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me» (2 Re 2,9-10). Due terzi sono tanto… Chiedo oggi al Signore che mi conceda anche solo un terzo dello spirito, della gioia, della vivacità, della bellezza di Chiara.