Festa di Chiesa, con Pietro

Commento al Vangelo del 27 agosto 2017.

In questi giorni di festa per la comunità parrocchiale di S. Agostino, il vangelo di oggi ci provoca e ci aiuta a ricomprenderci nel senso più profondo del nostro essere la ‘Chiesa’ di Gesù, la comunità dei discepoli riuniti da lui e attorno a lui. Ritrovarci nelle serate di svago e di riflessione in oratorio o riunirci per le celebrazioni liturgiche acquista un senso speciale se risuonano nel nostro cuore in modo rinnovato le idee i Gesù. Altrimenti, la nostra festa rimarrebbe semplicemente un bel momento di aggregazione. È molto di più. Avremo la gioia di accogliere il vescovo Gian Carlo in parrocchia lunedì prossimo alle 18.30 per la Messa e per la cena: non perdiamo questa occasione di sentirci confermati nella fede e nella comunione con la Chiesa del Signore Gesù attraverso il vescovo.

Dire di sì a Gesù. Riconosciamo con Pietro che Gesù è ‘il Cristo, il Figlio del Dio vivente’! La frase potrebbe essere posta in modo interrogativo: anzi, Gesù ce lo chiede esplicitamente. Lui è per noi il salvatore, l’unico personaggio della storia cui diamo credito per dare un senso alla nostra vita, alle nostre esperienze gioiose e dolorose, e alla nostra morte? Lui è per noi il risorto, il vivente, colui che possiede la vita di Dio (perché è il suo Figlio) e ce la dona continuamente e gratuitamente?

Dire di sì alla Chiesa. Se diciamo di sì a Lui, allora facciamo parte effettivamente della Chiesa. Molti dicono: Gesù sì, la Chiesa no. Gesù dice: se dici di sì a me, allora fai parte della parte della schiera dei «piccoli» che si aprono alla iniziativa del Padre e accolgono la rivelazione dei suoi misteri. La Chiesa la vuole Gesù, non Pietro, o gli apostoli, o qualche furbo in cerca di potere, allora come adesso. È un onore far parte della Chiesa: una appartenenza che per noi si rende visibile nel legame con la Diocesi di Ferrara-Comacchio e in particolare con la Parrocchia di S. Agostino. Sappiamo che il Signore vuole che tutti facciano parte di questa comunità. Sappiamo tutti che siamo in cammino, e che molti nostri fratelli e sorelle, amati follemente dal Signore crocifisso e risorto, non lo hanno ancora riconosciuto ed hanno il loro cammino personale. Gesù chiarisce la meta di questo cammino, per tutti: appartenere consapevolmente a Lui e alla sua Chiesa. Questo ravviva in noi il desiderio della testimonianza verso tutti, verso chi non crede e verso chi vive una esperienza religiosa diversa. E questa testimonianza può passare, in questi giorni di festa, attraverso la cordialità e l’accoglienza, la ricerca dell’unità fra di noi e la manifestazione della gioia serena di appartenere alla comunità cristiana.

Dire di sì a Pietro. Gesù non si ferma ad una generica affermazione del suo progetto di radunarci nella Chiesa. Pone anche, in modo autorevole e indiscutibile, un segno e strumento visibile, riconoscibile. È Pietro. È il povero Simone figlio di Giona che si sente caricare sulle spalle la responsabilità sovrumana di essere il ‘fondamento’ su cui si appoggia la Chiesa. In realtà, la Chiesa si appoggia su Gesù, sul Padre e sullo Spirito (‘La chiesa viene dalla Trinità, dicevano i padri’), e la volontà dei Tre è che la loro autorevolezza d’amore e di sapienza si renda visibile e percepibile nel volto e nella parola di Pietro e degli apostoli. A noi può sembrare strano. Magari noi avremmo fatto diversamente. Ma è proprio così.

E Gesù continua a spiegare che è soprattutto nella interpretazione della volontà del Padre che consiste l’arduo servizio di Pietro. ‘Legare’ e ‘sciogliere’ ha a che fare con la comprensione di ciò che il Padre pensa e che Gesù ha rivelato in modo definitivo (la «giustizia superiore»). Dobbiamo ammettere che noi abbiamo le idee abbastanza confuse. E che se ci fermassimo a cercare di metterci d’accordo tra noi su cosa è giusto non ne verremmo fuori. In Pietro, che adesso vuol dire il Papa e il suo discernimento assieme al Collegio dei Vescovi, e per noi il vescovo Gian Carlo, abbiamo il dono di cogliere la sapienza di Dio per noi, per la Chiesa, per l’umanità intera. Purtroppo sembrano acuirsi in questi tempi le tensioni a riguardo della autorità e dell’autorevolezza del Papa o dei Vescovi. Tensioni che spingono drammaticamente alla divisione anziché all’unità. Tensioni che disorientano molto e possono tristemente scandalizzare. La Parola autorevole di Gesù ci rimette nella disponibilità a voler bene ai successori di Pietro e degli apostoli, a pregare per loro, a sostenere il loro faticoso e prezioso discernimento nella ricerca della volontà di Dio, alla obbedienza sincera anche se sofferta. E, nel piccolo della nostra comunità parrocchiale, a stare nella disponibilità al discernimento comunitario, che trova la sua sicurezza nell’apertura al Vescovo e ai suoi collaboratori.