In cerca di una gioia vera

Commento al Vangelo del 30 luglio 2017.

Sette parabole. Le inventa Gesù per parlarci del Regno dei cieli. Le riporta Matteo nel capitolo 13 del suo racconto, allegando anche alcune spiegazioni (a quelle del seminatore, della zizzania, dei pesci). Ascoltiamo oggi le ultime tre (Mt 13,36-42), rivolte a noi che vogliamo ‘diventare discepoli del Regno’, secondo l’invito di Gesù. Vogliamo diventare, cioè, persone sagge, piene della sapienza di Dio, impregnate di quella ‘giustizia superiore’ che solo dal Signore possiamo ricevere. Gratis e senza preavviso. Abbiamo proprio bisogno di questa sapienza. Il mondo ne ha bisogno, la nostra comunità ne hanno bisogno!

La sapienza è necessariamente associata alla gioia. Non c’è gioia autentica e profonda senza sapienza. Al cuore delle parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa c’è proprio la gioia. ‘Pieno di gioia’ è quell’uomo che casualmente trova un tesoro nascosto nel campo sul quale stava lavorando. Una gioia che non cercava lì, ma che desiderava per la sua vita, perché tutti desideriamo una vita piena di gioia e di senso. L’altro, il mercante, va proprio in cerca di qualcosa di valore, di perle preziose, belle. E finalmente ne trova una, di grande valore.

A suscitare gioia è il grande valore, la preziosità di una cosa. Solo cose così danno gioia duratura, dentro alla complessità della nostra vita fragile e spesso disorientata, piena di fatti e di svolte che mettono a dura prova i motivi e i valori nei quali cerchiamo forza e serenità. Gesù ce lo ripete chiaramente: non c’è tesoro, non c’è perla preziosa se non nel Regno dei cieli.

Purtroppo, l’espressione ‘Regno dei cieli’ rischia di essere molto distante da noi, dal nostro linguaggio, dalle nostre idee. E perciò non capiamo come possa essere l’unica fonte di gioia autentica… Purtroppo, ci può capitare che la nostra vita cristiana, che in qualche modo ha a che fare con Regno, non sia poi sperimentata da noi come fonte di chissà quale gioia. Tanto è vero che sentire di quel lavoratore e di quel mercante che vendono tutto quello che hanno ci lascia perplessi. Tanto è vero che ci càpita vivere la nostra fede un tanto al metro, in un modo tale che non sappiamo come fare per ‘mettere Dio al primo posto’… Ci càpita che i tanti impegni e le tante preoccupazioni vengono prima della preghiera. Ci càpita che siamo attaccati a tante cose o alle persone più di quanto lo siamo al Signore; che siamo così imbambolati dalle piccole soddisfazioni, dai surrogati della gioia vera, tanto da smorzare i grandi slanci della passione per la vita, la giustizia, la pace. O, ancora, che i criteri con i quali giudichiamo le questioni o prendiamo le nostre decisioni non sono proprio quelli del vangelo, perché il vangelo è troppo duro nelle sue esigenze: meglio ragionare ‘come fan tutti’.

Ma allora che cos’è questo Regno che ci dovrebbe conquistare e dare gioia? È una questione di verità, e di amore vero, dell’amore più vero che esista. La verità è che Dio esiste, ed è un Re buono, e vuole governare dolcemente su di noi. La verità è che questo Re si è reso visibile nel Signore Gesù; si è mostrato affidabile nella Pasqua, quando il Signore s’è preso addosso l’iniquità del mondo intero (anche la mia) e l’ha inchiodata sulla croce, ed è risorto per sconfiggere il mio peccato e la mia morte. La verità è che il Padre amante della vita ci viene incontro oggi, concretamente e instancabilmente, nel Figlio di Dio che ci parla, ci perdona e ci abbraccia, senza essere ostacolato dalle nostre debolezze e dai nostri casini.

La verità – aggiunge Gesù con la parabola dei pescatori che catturano una grande quantità di pesci e poi a riva separano i cattivi da quelli buoni – è pure che in questa vita le persone buone e quelle malvagie, sono presenti insieme (e così il bene e il male nel nostro cuore), e Dio ha una gran pazienza: è un educatore che propone con forza e attende con delicatezza la conversione. Il momento della separazione dei pesci buoni dai cattivi (come del grano dalla zizzania) è un altro: arriverà senz’altro, anche se non sappiamo quando. Intanto siamo sicuri che è arrivato il Vangelo, che il Signore è qui, e possiamo decidere di essere con lui protagonisti di una umanità rinnovata. Possiamo lasciare che oggi il Signore regni su di noi.