Dio ha tanto amato il mondo…

Commento al Vangelo dell’11 giugno 2017.

Celebriamo la Santissima Trinità! Dopo il tempo liturgico pasquale, culminato nella Pentecoste, la Chiesa ci invita a contemplare Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo, origine e fine della nostra esistenza. La Chiesa ci vuole educare a vivere una relazione sempre più vera con Dio, e questo è possibile solo se stiamo nel cammino di conoscenza di ciò che Dio ha rivelato di sé. Come sempre, ci aiuta la Parola, chè noi, di Dio, non potremmo dire un bel niente se Lui non si fosse fatto vivo e non si fosse comunicato a noi.

La prima lettura di oggi è tratta dal libro dell’Esodo (Es 34,4-6.8-9): narra di un incontro importante tra Mosè e Dio, che non si era ancora svelato nella sua esistenza trinitaria, ma che rivela alcuni tratti fondamentali della sua identità. Mosè è chiamato da Dio sul monte per ricevere di nuovo le tavole dell’alleanza già infranta dal Popolo. E Dio ‘passa’ davanti a lui, proclamando il suo nome: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Dio è colui che passa, che cammina, che viene, che si muove verso Mosè e il suo popolo. Nella carta d’identità di Dio sono segnati i tratti della misericordia e della fedeltà, della pazienza e della ricchezza d’amore. È vero: l’Antico Testamento è rivelazione progressiva dell’identità di Dio, e certe espressioni a riguardo della sua ‘ira’ possono lasciare perplessi. Ma come vediamo, il cuore della questione dell’essenza di Dio, di ciò che Dio è nella profondità del suo essere, è svelato con gioia e commozione. Alla luce di questa rivelazione del cuore buono di Dio bisogna intendere la sua ‘ira’, che non è la rabbia, ma la sua netta presa di posizione, il suo sbuffare nei confronti del male, dal quale non si lascia permeare e davanti al quale Lui reagisce sempre con chiarezza (diversamente da noi, che spesso il male lo tolleriamo o addirittura lo facciamo…). Notiamo un altro aspetto importante, che torna in tutta la Bibbia: Dio non parla di sé in modo astratto, ma ‘passando’ davanti a Mosè, attuando la sua alleanza. Dio si presenta nel suo sbilanciamento verso l’umanità. Non vuole farsi vedere in una vetrina di museo, ma nel suo movimento verso di noi.

Lo aveva ben chiaro Gesù, che ci ha rivelato l’unità e la trinità di Dio. Pure lui, Gesù, non ha mai fatto un discorso teorico: ha sempre presentato quello che il Padre ha pensato per il mondo, quello che il Figlio e lo Spirito, in obbedienza al Padre, stavano e stanno facendo. Parlando a Nicodemo, una notte (cf. Gv 3,16-18) Gesù apre uno squarcio sul cuore del Padre, comunica con le parole umane il fuoco d’amore che brucia l’intimo del Padre: «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito». L’intervento del Padre nel mondo è mosso da ‘tanto’ amore per ciascuna persona che dal Padre ha vita e per il Figlio può avere la salvezza. Per mettere in chiaro le cose su un punto importantissimo, Gesù ripete la stessa affermazione, ma lo fa in negativo, cioè escludendo che nel cuore del Padre ci siano pensieri e desideri di condanna: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché i mondo sia salvato per mezzo di lui». Stupisce l’insistenza sulla parola ‘mondo’, che indica la creazione e soprattutto la comunità degli uomini di tutte le condizioni, di ogni tempo e luogo, in quanto guardati con tanta benevolenza dal Padre. Il fatto di ‘dare/mandare il Figlio’ non è un accessorio, una scelta marginale, una cosa tra le altre nella vita trinitaria. Piuttosto, è la principale e definitiva e piena espressione dell’amore del Padre che non può stare senza pensare a noi e alla nostra felicità e alla nostra salvezza, e perciò mette in gioco se stesso e mette a disposizione ciò che di più grande ha: il suo Figlio. E da come parla Gesù, capiamo ancora una volta che lui, Gesù, condivide fin nelle fibre più profonde del suo cuore, della sua mente e dei suoi sentimenti questo vibrante amore del Padre.

Il ragionamento che da sempre gli autori biblici e i santi padri hanno fatto è semplice: se Dio si è comportato così con noi, riempiendoci di attenzione e di amore, vuol dire che lui, in se stesso, non è altro che amore. Se da lui non escono il male e la condanna, vuol dire che in lui il male non esiste: è solo Amore, amore interpersonale pieno e felice tra il Padre, il suo Figlio eternamente generato e lo Spirito che fuoriesce dal cuore di entrambi.