Soffiò su di loro

Commento al Vangelo del 4 giugno 2017.

Illuminati dalla Parola, contempliamo l’azione dello Spirito Santo, che fa tutto nella nostra vita e nella vita della Chiesa. In particolare contempliamo il carisma dell’episcopato, mentre accogliamo il dono del nuovo Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego.

Il Vescovo è il successore degli apostoli, che hanno visto e toccato Gesù prima e dopo la sua risurrezione (Gv 20,19-23). Incontrandoli, il Risorto con insistenza dona loro la sua Pace: «Pace a voi!». E ci tiene a farsi riconoscere come colui che poche ore prima era stato inchiodato sulla croce: «Mostrò loro le mani e il fianco». Solo la testimonianza degli apostoli e dei loro successori ci dà accesso sicuro al Vangelo, cioè alla buona notizia della risurrezione del Figlio di Dio. Il Vescovo è per noi il custode e il garante della fede in Gesù Cristo crocifisso e risorto, perché nessuno possa inventarsi un Signore diverso, a suo uso e consumo…

Il Risorto, poi, compie sui suoi il semplicissimo gesto di «soffiare» su di loro, accompagnandolo con le parole: «Ricevete lo Spirito Santo». La vita di ogni uomo dipende dal soffio di Dio. Di Adamo, infatti, si dice: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (Gen 2,7). Per la testimonianza di Gesù consegnata agli apostoli, noi sappiamo che quel soffio non è solo aria che si muove, ma è una Persona, lo Spirito Santo che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Senza lo Spirito di Dio non esisterebbe nulla. La nostra persona respira fisicamente e vive spiritualmente solo per questo permanente dono del Padre e del Figlio.

Donando il suo Spirito, il Risorto fa nascere la Chiesa come comunità nella quale lui rimane presente autorevolmente ed efficacemente. Chi vuole incontrare lui, chi vuole ascoltarlo, chi vuole essere nutrito da lui, chi vuole partecipare della sua missione, deve cercarlo nella Chiesa, che vive esplicitamente della comunione con lui. Certamente lo Spirito opera (in modi a noi sconosciuti) nel cuore di ogni persona umana che è sulla faccia della terra, ma la pienezza della conoscenza dell’amore trinitario è sperimentabile nella esplicita comunione con gli apostoli di Gesù, e oggi con i suoi successori. In particolare, Gesù risorto sottolinea il potere di perdonare i peccati: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Evidentemente, per Gesù la nostra necessità di essere perdonati non è un aspetto marginale: d’altra parte, sulla croce c’è andato proprio per questo, per manifestare la gloria di Dio e la voglia che Dio ha di introdurci alla comunione con sé superando l’ostacolo delle nostre mancanze d’amore e di fede, cioè del nostro peccato. Il perdono è un passo dell’amore: lo Spirito ci purifica, ci libera dal peccato con l’obiettivo di farci vivere in pienezza l’alleanza con Dio e con i fratelli. Per realizzare questo, Gesù identifica la sua opera con l’opera degli apostoli. A molti questo sembra strano, sembra una forzatura. Sia perché si dice: «me la vedo io da solo con Dio», sia perché si pensa: «ma come fa Dio ad adeguarsi a quel che fanno il Papa e i Vescovi?». In realtà, dobbiamo considerare la squisita pedagogia di Dio: sa che abbiamo bisogno di parole e gesti che esprimano con sicurezza l’amore. Eppoi, tra Gesù Cristo e gli apostoli, colui che ha la preminenza è il Gesù Cristo: non è lui che si deve adeguare a quel che fa la Chiesa, ma esattamente il contrario. È la Chiesa, guidata dal Papa con i Vescovi che deve stare sempre in ascolto dello Spirito e lasciarsi guidare da Lui, che ripete continuamente le Parole di Gesù e guida alla verità tutta intera. Quando il risorto parla di perdono dei peccati, non consegna agli apostoli un potere arbitrario, da esercitare a loro piacimento. Piuttosto, chiede loro di essere profondamente in comunione con lui (tramite il dono dello Spirito), perché dalle loro parole e dai loro gesti fuoriesca sempre e solamente ciò che lo Spirito suggerisce.

Ecco che cosa vogliamo chiedere per il nostro Vescovo Gian Carlo: che sia un uomo di profonda comunione con la Trinità, che avverta ogni giorno il soffio dello Spirito su di lui, per guidarci alla conoscenza e all’esperienza d’amore del Signore risorto.