È la nostra storia

Commento al Vangelo del 9 aprile 2017.

Viviamo con fede la Settimana Santa. «Con fede» significa rinnovando la nostra adesione a Gesù, il Figlio dell’uomo, Messia crocifisso ed impotente, Signore risorto per dare vita nuova a tutta l’umanità, noi compresi! Una settimana di speciale comunione con il Signore, nella memoria della sua Pasqua, con l’affetto di quella donna che, a Betania, in casa di Simone (Gesù ama molto essere ‘ospitato’…), versa sul capo del Signore un po’ di olio profumato, molto prezioso: quella donna ha capito che Gesù si sarebbe ficcato nei guai per amore… (cf. Mt 26,6-13).

Nella domenica delle Palme la Chiesa ci introduce a questa ‘compagnia’ anzitutto facendoci rivivere l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, riconosciuto come un nuovo re, mite e umile, che cavalca un asino. Ma soprattutto ci introduce al mistero della sua Passione, tramite la lettura del racconto di Matteo (26,1 – 27,66). Sappiamo bene che il cuore dei racconti evangelici è proprio la memoria della passione, morte e risurrezione del Signore! E che la nostra fede consiste esattamente nell’incontro con il Signore risorto!

Matteo ci aiuta a entrare nel dramma in cui s’è giocata la nostra salvezza: ci presenta l’intervento rivoluzionario di Dio (che salva dalla morte morendo, che affronta il male amando, che manifesta la sua potenza d’amore nell’impotenza del Figlio crocifisso…); ci presenta la personalità meravigliosa di Gesù, che con una nobiltà d’animo infinita affronta la passione e la morte per ogni uomo; ci presenta la nascita della Chiesa nella esperienza incerta dei discepoli; ci presenta il ‘mondo’ che si oppone al Signore e cerca di sbarazzarsi di lui.

L’evento della Pasqua di Gesù riassume in sé tutta la storia, anche la nostra storia di oggi. Ecco una chiave di lettura spirituale per ciascuno di noi in questa settimana: specchiare la nostra vicenda personale nella vicenda di Gesù. La passione di Gesù riguarda noi: il Signore s’è preso sulle spalle i miei dolori, le mie angustie, le conseguenze dei nostri peccati. Siamo noi i discepoli increduli, lenti a entrare nel cuore di Gesù, impauriti davanti alla prospettiva del rifiuto, del dolore, della morte. Siamo noi i traditori, siamo noi quelli che si lavano le mani e se ne fregano del Signore. E siamo noi quelli invitati a cena con Lui, quelli che come il cireneo possiamo aiutarlo a portare la croce, quelli che come il centurione lo riconosciamo come Figlio di Dio. Nei nostri momenti di preghiera leggiamo dunque la passione entrandoci dentro, o, meglio, lasciando che il Protagonista della storia entri nella nostra vita di oggi: Lui è l’unico che ci ama in modo affidabile e ci può donare di camminare con maturità, con forza d’amore, con fiducia. Nessun altro lo può fare. E da soli non possiamo farlo.

La Pasqua di Gesù è poi il criterio per leggere l’attualità, gli eventi del mondo di cui abbiamo continuamente notizia e in cui siamo immersi. Continua, nel mondo, la lotta che Gesù ha assunto in sé. Continua la violenza di chi non sa vivere l’amore e distrugge chi vive nell’amore. Continua il menefreghismo verso gli altri e anche lo sfruttamento dei poveri da parte di chi si fa guidare dalla sete di potere, di denaro, di successo. Continua oggi lo scandalo della croce: tanti scherniscono Dio perché, secondo loro, non interviene, non ‘salva’ dalle malattie e dalle violenze, non risolve i problemi economici… La risposta di Dio Padre è ancora oggi il suo Figlio crocifisso e risorto, il Capo del Corpo (che è la Chiesa). Il Figlio che afferma la dignità di ogni persona umana e la sua amabilità. Che si pone come riferimento (nella confusione culturale che stiamo vivendo) per capire come si fa ad essere uomini e donne autentici e come si fa a vivere di conseguenza. Che esprime con la sua croce il chiaro e misericordioso giudizio di Dio sul mondo: Dio non vuole condannare nessuno, ma prende una posizione nettissima di rifiuto del male e dei suoi metodi. In altri termini, Dio vuole salvare tutti, e siccome la salvezza consiste in un rapporto d’amore con Lui, la via è radicalmente quella della mitezza.