Dammi da bere : per approfondire

Gesù e la Samaritana: spunti dal Consiglio pastorale parrocchiale

 Alcune riflessioni

  • Il racconto di Gesù e la Samaritana (Gv 4) è tutto giocato sul dialogo: la sua importanza, i suoi rischi, le mete cui ci fa arrivare. C’è tutto il fascino di Gesù che ci insegna (facendoci assistere mentre lo fa!) come si dialoga: accoglienza incondizionata dell’altro come persona, rispetto per le sue posizioni, i suoi errori di comprensione, i suoi tempi…
  • Avendo il tempo, si potrebbe analizzare – versetto per versetto –come cambia la posizione relativa di tutti gli attori del dialogo, e come emerga che Gesù guida il dialogo stesso perché ognuno possa crescere. Quando avviene il vero dialogo te ne accorgi, perché sono le persone che cambiano, non le idee. Assonanza col colloquio psicologico.
  • Per arrivare al cuore di questo brano occorre assumerne il tono ironico. Saper andare oltre gli aspetti più “di superficie” per soppesarne ogni parola. Penetrare nel brano volendo, con determinazione, trovarne l’essenzialità, la profondità, i pregiudizi di cui ti provoca a liberarti (bellissimo l’esempio in 4, 9: gesù non prende nemmeno in considerazione la critica, pur tanto fondata, della Samaritana).
  • Gesù sedeva presso il pozzo. Evoca l’invito ad andare ad abitare tutti i luoghi della terra, anche i più scomodi. Parallelo col pontificato di Francesco.

Quale o quali  povertà emergono?

  • La povertà dell’essere incapaci di comprendere. Una sorta di “diversa lunghezza d’onda” che non permette la comunicazione: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”.

Quante volte crediamo – sbagliandoci! – di stare parlando della stessa cosa.

Questa povertà non ci deve scoraggiare (nessuna povertà dovrebbe!): i discepoli che non capiscono di cosa stia parlando Gesù sono gli stessi che lui investirà dell’apostolato.

La Samaritana, alla fine del brano, si fa evangelizzatrice senza avere ancora “capito bene”. Gesù aspetta e rispetta. Le nostre comprensione parziali non vengono stigmatizzate da  lui.

 La povertà cui ci costringono i nostri pre-concetti e pre-giudizi:

…In questo Vangelo troviamo anche noi lo stimolo a “lasciare la nostra anfora”, simbolo di tutto ciò che “apparentemente è importante, ma che perde valore di fronte all’amore di Dio”: Tutti ne abbiamo una o più di una! Io domando a voi, anche a me: ‘Qual è la tua anfora interiore, quella che ti pesa, quella che ti allontana da Dio?’ Lasciamola un po’ da parte e col cuore sentiamo la voce di Gesù che ci offre un’altra acqua, un’altra acqua che ci avvicina al Signore”.

(Papa Francesco, Angelus del 23.03.2014)

 La dolorosa consapevolezza della povertà della “disputa” rispetto al vero dialogo.

È un’esperienza umana da cui nessuno è esentato: cercare il dialogo e trovare la disputa. Avere bisogno di avvicinarsi alla verità e trovare solo un scontro tra parole umane.

In questo conflitto tra il dialogo e la disputa, la triade preghiera-elemosina-digiuno può essere riletta così:

–               Preghiera:  continua aspirazione a che la disputa diventi dialogo (e occorre pregare su questo… anche nella comunità cristiana);

–               Elemosina: essere disposti a cedere gratuitamente tanto tempo e tante energie perché questo avvenga.

–               Digiuno: essere disposti a rinunciare alla propria idea di dialogo per fare spazio a un’idea più alta e talvolta per nulla coincidente con la propria.

Quali ricchezze ci dona Dio?

Le passioni che la parola di Gesù attiva nel cuore della Samaritana rievocano l’amore (nativo, immeritato, passionale) per la parola e per la Parola che abbiamo sperimentato, sia come individui che come comunità.

  • Il brano ci mostra come Gesù si serva anche delle debolezze umane (per prime, le difficoltà di comprensione e relazione (ricordiamo che tutti i Vangeli sono “attraversati” dalla inadeguatezza degli Apostoli) per aiutare le persone a incontrarlo. In questo “gioco” tra inadeguatezza umana e grandezza della chiamata, impariamo volentieri che il Vangelo è sempre “troppo grande per noi”.
  • Una ricchezza emerge nel confronto tra il “disordine” che abita la mente (e il cuore) della Samaritana e l’”ordine” che le parole di Gesù instaurano. Questo fa emergere dei movimenti molto ricchi: la Samaritana in certi momenti sembra “capire”, poi ricade nei suoi schemi consueti… è una dinamica che tutti noi conosciamo bene.
  • Il brano ci permette di capire come l’incontro con Gesù non deve necessariamente attivare una “irruzione” della verità. Può anche attivare dei percorsi di conversione dei quali noi non sappiamo dove portano né con quali tempi. Come avrà compreso quell’incontro la Samaritana nel prosieguo della sua vita?
  • Il brano mostra anche il rispetto e la tenerezza che Gesù riserva alla Samaritana. Vedi anche, più sotto, l’immagine delle noci (attraverso la quale si vuole raccontare che, se Gesù rompe un guscio è solo per fare emergere il gheriglio). Sulla tenerezza, una frase di Jean Vanier:

La tenerezza si rivela attraverso il tono della voce, attraverso il modo di toccare l’altro. Non è mollezza, è una forza rassicurante trasmessa attraverso lo sguardo e le mani. È un atteggiamento del corpo che esprime un’attenzione totale al corpo dell’altro. La tenerezza non si impone; non è aggressiva; è dolce e umile. Non è perentoria, ma è colma di rispetto. Non è seduttrice. E un ascolto e un modo di toccare che suscitano e risvegliano delle energie nel cuore e nel corpo dell’altro. La tenerezza comunica la vita e la libertà. Dà il desiderio di vivere. È l’atteggiamento della madre che fa il bagno al suo bambino rivelandogli la sua bellezza; è il tocco dell’infermiera che cura una piaga cercando di fare il minor male possibile.