Ecco l’«agnello» (?) di Dio

Commento al Vangelo del 15 gennaio 2017.

Dopo la celebrazione del Natale, inizia il Tempo ordinario, durante il quale la Chiesa celebra nella ferialità i misteri della fede. Il vangelo che si ascolta in questa domenica narra gli inizi della attività pubblica di Gesù, riconosciuto e presentato da Giovanni Battista (Gv 1,29-34). Questi ci offre una testimonianza forte e decisiva, con parole che mostrano il significato pasquale della presenza di Gesù. La sua opera è come una nuova creazione o il compimento del progetto creatore di Dio Padre.

Che Gesù sia indicato come l’agnello è il segno più evidente del richiamo pasquale. Per noi l’agnello non ha un gran significato religioso. Per gli ebrei sì: fin da quella notte in cui  Mosè, radunando il popolo per liberarlo dall’Egitto (dalla oppressione del potere), aveva comandato di consumare un agnello per famiglia e di tingere con il suo sangue gli stipiti delle porte in modo da segnalare la propria appartenenza a Dio ed essere risparmiati dall’angelo sterminatore (cf. Es 12,1-14). Nel tempio di Gerusalemme per secoli gli ebrei avevano offerto agnelli in sacrificio, per significare la comunione con Dio e la richiesta di perdono. Il Battista dice: basta con i simboli. Ora c’è l’Agnello vero. E non siete voi ad offrirlo, ma è Dio che ve lo offre personalmente.

E che viene a fare l’Agnello? A togliere il peccato del mondo. I cristiani ripetono sempre questa importantissima frase durante la Messa, prima di ricevere l’Eucaristia. Si badi: non i peccati, ma il peccato. Prima dei singoli peccati personali, c’è una terribile condizione degli uomini: è l’atteggiamento del rifiuto di Dio, della sua Parola, del suo amore. Il peccato che sta dietro ai peccati è la pretesa (la menzogna) di saperne più di Dio, di conoscere e giudicare il bene e il male senza di lui. Il peccato genera un mondo distante da Dio, che schiavizza gli uomini nella lotta di tutti contro tutti, nella legge del più forte.

Gesù non toglie il peccato del mondo cambiando il sistema ingiusto. Anzi, egli stesso sembra rimanere vittima (sulla croce) della ingiustizia degli uomini che non ragionano come Dio. Gesù toglie il peccato del mondo offrendo personalmente agli uomini la possibilità di sottrarsi al  condizionamento del peccato che genera strutture ingiuste. Si prende addosso il peccato del mondo e non lo ributta indietro: con il suo perdono rende inefficace il peccato e riapre lo spazio dell’amore fedele del Padre.

Può fare questo perché lui è il depositario dello Spirito. Il Battista infatti riconosce Gesù come Agnello di Dio perché ha visto lo Spirito scendere su di lui, come una colomba sta bene nel suo nido. Lo Spirito è l’amore fedele e immenso di Dio Padre. Gesù ne è il depositario, perché è il Figlio che riceve tutto dal Padre. E dona tutto, al Padre e agli uomini: il Battista annuncia che Gesù battezzerà nello Spirito. Battezzare vuol dire immergere e impregnare. Solo Gesù, il Figlio, lo può fare: immergere gli uomini nel suo Spirito impregnandoli di una capacità nuova di pensare e di amare.