Novena di Natale: lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù bambino,

stiamo terminando la novena di preparazione alla celebrazione del tuo Natale, e dopo aver parlato con le persone che ti stanno attorno nel presepe, desidero dire alcune cose a te, che sei il festeggiato.

Mi sento un po’ in imbarazzo: più che parlare, so che devo ascoltare. L’ho imparato dalla tua mamma, Maria. L’ho imparato dal suo sposo Giuseppe, tuo custode. L’ho imparato dagli angeli, potenti esecutori dei tuoi comandi (Sal 103/102)

E so che devo contemplare, guardare con stupore e con affetto. Il cuore infatti si inabissa nel mistero del tuo amore, nell’amore del Padre che ha tanto amato il mondo da mandare te, suo Figlio a salvare chiunque aderisce a te. Questo progetto è iscritto nel tuo nome: Gesù. M’hanno detto che significa ‘Dio salva’.

La tua nascita, il tuo essere bambino, però, mi sconcerta: un bambino non mostra immediatamente amore. Piuttosto si mostra amabile. Un bambino non parla ancora, non comunica, non prende iniziativa. Piuttosto, si mostra bisognoso in tutto, ha una radicale e reale necessità di essere custodito, nutrito, riempito di caloroso affetto. Che cosa ci vuoi dire, Gesù? Non potevi trovare il modo di farti vivo già da grande? Non potevi evitare questa fase di umana impotenza, per certi versi umiliante? Tu sei Dio, l’onnipotente, il principe della pace, il re posto per sempre a capo dell’umanità… Perché, Gesù, questo abbassamento?

Credo che debba rimanere sempre in me un po’ di questo sconcerto. Che si trasformerà addirittura in scandalo quando mediterò la tua passione e il tuo abbassamento nella morte, nella morte di croce (Fil 2,6-11).

Ma intanto, continuando a contemplare nella certezza che tutto è una questione d’amore, mi par di intuire, almeno un poco, alcune cose.

La prima è che hai preso proprio sul serio quella che noi chiamiamo incarnazione. Per rifare l’umanità decaduta, dovevi cominciare dall’inizio. L’umanità creata a tua immagine doveva specchiarsi in te per trovare la sua identità. Se tu, Figlio di Dio e nostro creatore, non ti fossi fatto uomo in tutto, compreso l’essere bambino, non avremmo avuto idee decenti su come si fa ad essere e a vivere da veri uomini…

Non solo: non avremmo neanche avuto la sicurezza di averti come fratello. Mi piace molto la lettera agli Ebrei quando dice che non ti vergogni di chiamarci fratelli, che ti sei fatto in tutto simile ai fratelli (ad es. 2,11.17). Altrimenti, che ne sapresti della nostra umanità, se non ti fossi messo nei nostri panni?

Ma c’è anche un altro pensiero che mi viene davanti al presepio ed è un pensiero in certo modo ancora più sconvolgente, chè mi mostra la tua delicatezza nei miei confronti e la tua rivoluzionaria pedagogia:  ti presenti come uno da amare per attivare in me le mie capacità di dono e di servizio (da te create). È una stupenda astuzia, la tua, mio Signore! Tu mi fai fare l’esperienza di amare. È un capovolgimento incredibile: pensiamo di dover essere amati da Dio (e questo è vero: abbiamo bisogno di essere amati da te e dal Padre, nello Spirito Santo), ma tu sottolinei che Dio desidera essere amato, e può essere amato da me… Non per un bisogno inevitabile, ma per una libera scelta di condivisione dell’amore…

Infine, mi par di capire che ci vuoi dire qualcosa di come tu stai nella Trinità e di come funzionano le cose lì. Se tu sei il Figlio di Dio, vuol dire che ricevi tutto dal Padre, e che la tua esistenza eterna è intimamente e totalmente generata dal Padre. Anche noi siamo generati da qualcun altro: la differenza è che facciamo una gran fatica ad accettarlo, e appena possiamo vogliamo renderci autonomi, indipendenti… Per te invece nessun problema ad essere bambino, a lasciarti fare, a lasciarti amare.

E allora grazie perché sei nato e nasci continuamente in noi. Grazie perché possiamo essere per te fratelli, sorelle, madri (Mc 3,35). Grazie perché tu, bambino, spazzi via la nostra paura di Dio. Vieni, Signore Gesù!