Novena di Natale: lettera ai pastori

Carissimi Pastori di Betlemme,

mi piacerebbe conoscervi uno ad uno e conversare un po’ con voi, che siete stati i primi testimoni della nascita del Figlio di Dio. Mi piacerebbe chiedervi di raccontare quella notte, che per voi all’inizio era una notte come tutte le altre, e poi s’è trasformata nella notte più straordinaria della storia. E proprio voi siete stati gli spettatori, i protagonisti, i testimoni del più grande miracolo dopo la creazione.

Gli spettatori, cioè gente chiamata a guardare uno spettacolo, qualcosa che desidera manifestarsi. Ad invitarvi è stato nientemeno che un angelo mandato da Dio! Forse perché voi avevate gli occhi giusti per vedere in quel Bambino il Salvatore. La cosa bella è che siete partiti senza esitare per Betlemme, con l’animo forse pieno di curiosità per qualcosa di nuovo e di diverso che capitava nelle vostri notti così ripetitive, ma anche pieno di fiducia nelle parole dell’angelo. Sì, Dio ha ritenuto che i primi spettatori dovevate essere voi.

Siete stati i protagonisti di quella notte. Per questo mettiamo nei nostri presepi tante statuine che vi rappresentano. La natività senza pastori non ha senso. L’angelo vi ha raggiunto nel cuore della notte, mentre eravate intenti al vostro duro lavoro. Magari avete immaginato che anche quella volta voi foste gli ultimi a venire a sapere la cosa: i pastori sono un po’ fuori dal mondo… E invece state sicuri che siete stati i primi invitati! Proprio voi! Eravate lontani da tutti, dimenticati dall’alta società, forse disprezzati per la vostra semplicità. Là fuori, d’estate e d’inverno, con le vostre pecore e forse con quelle di qualcun altro. E proprio là quell’angelo è venuto a coinvolgervi dentro a quello spettacolo. Non solo spettatori, ma anche attori dell’accoglienza del Figlio di Dio, partecipi del canto degli angeli, corona attorno alla Sacra Famiglia. Che onore deve avervi fatto lo stupore di Maria, di Giuseppe e del padrone della stalla al sentire le vostre parole: finalmente avevate qualcosa di interessante da raccontare, e c’era qualcuno che vi ascoltava volentieri.

Siete stati così i testimoni, i messaggeri degli altri messaggeri che sono gli angeli. Testimoni addirittura per Maria, che ha custodito anche le vostre parole nel suo cuore, in quella notte meravigliosa. Sì, Dio si è servito anche di voi per ‘far girare’ la notizia bella (il vangelo) della incarnazione del suo Figlio. Vi immagino poi mentre ritornavate dai vostri colleghi. Forse qualcuno di loro vi aveva già preso per pazzi quando gli avete avete udito gli angeli cantare ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama’. Chissà cos’hanno detto quando poi gli avete raccontato di aver visto un semplicissimo bambino in braccio ai suoi due giovani genitori dentro a una stalla… Ma tra di voi la gioia doveva essere intima e incrollabile, espressa con la vostra preghiera di gloria e di lode a Dio. Ci credo: avete ‘visto e udito’ proprio quel che vi aveva annunciato l’angelo.

In fondo, anche noi siamo un po’ come voi. Vediamo e udiamo delle cose semplicissime nella nostra vita di cristiani. Vediamo l’acqua del battesimo, il pane dell’eucaristia, l’olio per ungere i malati… Sentiamo le parole di sapienza dalla Bibbia e dai nostri pastori, le parole di perdono nella Confessione, le parole buone dei nostri amici, dei nostri sposi e delle nostre spose… E cerchiamo di credere, come voi, che non sono solo gesti e parole di uomini, ma che vi si nasconde umilmente la potenza di Dio.

A proposito: è bello che Gesù, da grande, abbia preso la vostra professione come simbolo della sua. Quel Bambino ha detto di essere il Buon Pastore: evidentemente gli avete dato un buon esempio.