Il lupo dimorerà insieme con l’agnello

Commento alle Letture del 4 dicembre 2016.

In chiesa, accanto all’altare, abbiamo messo un tronco: ci appoggiamo sopra le quattro candele che s’accendono nelle domeniche di Avvento. Da quest’oggi, sul tronco secco mettiamo un fiore, un germoglio. È il profeta Isaia (Is 11,1-10) che ci ha dato l’idea: parla di un germoglio che spunta da un tronco, quello della discendenza di Iesse (che era il papà del grande re Davide). Quel tronco invecchiato può rappresentare il popolo di Israele, che all’epoca di Isaia era minacciato dalla potenza degli Assiri. Per noi può essere l’umanità intera, che oggi subisce la violenza dei potenti, o anche la Chiesa o ciascuno di noi che sperimentiamo la minaccia degli altri, la debolezza, l’insufficienza, l’incapacità di portare frutto, di vivere nella giustizia, di costruire la pace.
Ci pensa Dio a far germogliare di nuovo la nostra umanità minacciata e debole, invecchiata e rinsecchita. Quel germoglio è Gesù, che si incarna, piccolo piccolo, nel grembo di Maria e rinnova la nostra umanità. Isaia dice cose straordinarie sul germoglio della umanità nuova: su Gesù e di conseguenza su quelli che diventano suoi discepoli. Contemplando lui e il suo stile di pace, amando lui e lasciandoci guidare da lui, siamo chiamati anche noi ad essere uomini e donne di pace. Gente riempita dello Spirito del Signore e dei suoi doni, gente che non giudica secondo le apparenze, che si interessa dei miseri e degli umili, gente che sa denunciare con chiarezza il male, che vive la giustizia e la fedeltà.

Siamo noi i lupi e gli agnelli, i leopardi e i capretti, i vitelli e i leoncelli che imparano a vivere assieme, guidati, dice Isaia, da un fanciullo. Sembra assurdo. Ma crediamo fermamente che lasciandoci guidare dal Figlio di Dio saremo costruttori della pace che Dio desidera per tutta l’umanità.

Continuiamo concretamente a spenderci per la pace, pur nel nostro piccolo! Questa settimana, evitiamo di giudicare con superficialità, o solo secondo le apparenze. Diamo credito agli altri, ricordandoci che sono figli amati da Dio, che Gesù per loro è nato, morto e risorto. Esaminiamoci sul nostro modo di giudicare gli altri, specie le persone che ci stanno più antipatiche e preghiamo per loro! Annotiamo, nel nostro esame di coscienza quotidiano, tutte le volte che ci scappano giudizi facili e superficiali.

L’Immacolata

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

490 Per esser la Madre del Salvatore, Maria “da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica” [Lumen gentium, 55]. L’angelo Gabriele, al momento dell’Annunciazione, la saluta come “piena di grazia” (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all’annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.

491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio, [Cf Lc 1,28 ] era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:

La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale [Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus].

492 Questi “splendori di una santità del tutto singolare” di cui Maria è “adornata fin dal primo istante della sua concezione” [Lumen gentium, 56] le vengono interamente da Cristo: ella è “redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo” Lumen gentium, 56]. Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha “benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo” (Ef 1,3). In lui l’ha scelta “prima della creazione del mondo, per essere” santa e immacolata “al suo cospetto nella carità” (Ef 1,4).

493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio “la Tutta Santa” (“Panaghia”), la onorano come “immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]. Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.