Diario della GMG – 29 luglio

Giornata Mondiale della Gioventù – Cracovia 2016. 29 luglio.

Anche questo venerdì è stata una giornata di ‘bombardamento’. Un fiume di proposte, di esperienze, di provocazioni. Soprattutto, come si sa, dal di dentro del cuore.

Preghiera a Borzecin (per molti anche l’esperienza della confessione) e poi via alla catechesi con gli italiani dell’Emilia Romagna. Oggi era il turno di mons. Zuppi, il vescovo di Ravenna, mentre la messa è stata presieduta da mons. Ambrosio, di Piacenza-Bobbio.

A Szczepanow un altro piacevolissimo incontro: don Andrea (cioè il vescovo di San Marino!), il nostro don Andrea, che era seduto tra gli altri preti a disposizione per le confessioni mentre mons. Zuppi dialogava con i giovani presenti. Qualcuno ha potuto scambiare due parole con lui, che si raccomanda di salutare tutti i ferraresi.

Pranzo veloce e poi… finalmente a Cracovia!  I pullman riescono quasi miracolosamente a portarci al limitare della zona pedonale. Fantastico. Se non fosse per un incipiente acquazzone. Ma la pioggia dura poco, e a gruppetti ci si immerge nel tessuto di questa nobile città, stracolma di vivacissimi pellegrini dal mondo intero. È il momento di vedere la bellezza del centro storico, ‘abitato’ in modo che capita poche volte nella storia. Ci si sente a casa. È quella speciale esperienza delle GMG, per cui ti senti in diritto di poter salutare tutti con cordialità a volte chiassosa, non immaginabile nel vivere normalmente ogni città.

Visi e simboli da tutto il mondo. Una esperienza cattolica. Lo so che non è tutt’oro quel che luccica, ma è incoraggiante questa esperienza di fraternità universale. Abbiamo provato ad immortalare in fantastici e improvvisati selfie (insomma, l’autoscatto!) alcuni di questi incontri fugaci e allegri, incrociando bandiere e sguardi con giovani di Messico, Portogallo, Stati Uniti, Corea, Spagna, Francia, Brasile…, persino Namibia ed Azerbaijan.

Intanto ci si avviava verso il luogo della celebrazione della Via Crucis, sperando di non far troppa coda ad entrare. Ed infatti è andata bene. Mezz’ora prima che cominciasse, eravamo ben piazzati nel nostro settore A3, che dalla cartina pareva parecchio più vicino al palco papale… Del Papa comunque abbiamo sentito la voce e visto le immagini sui maxischermi. Beh, allora si poteva guardare da casa alla tv? Ma non saremmo stati gomito a gomito con centinaia di migliaia di giovani, non avremmo visto i loro volti pregare e non ne saremmo stati edificati, non saremmo stati disturbati da chi continuava il viavai o da chi non seguiva più di tanto, non avremmo partecipato alla possibilità di dare al mondo intero un segno di comunione. Lo so: c’è bisogno di ben altro. E il papa ce l’ha detto chiaro e tondo. Non è stando lì a Cracovia a gongolarsi con miriadi di ‘colleghi’ che si cambia il mondo. Il cristianesimo è credibile solo se porta frutti di accoglienza di poveri nel corpo e nell’anima (le stazioni della via Crucis erano associate ognuna ad un’opera di misericordia corporale o spirituale). Chi non vive nel servizio, non serve alla vita, o la vita non gli serve: «Se uno che si dice cristiano non vive per servire – ha spiegato – non serve per vivere. La Con la sua vita rinnega Gesù Cristo». Parte qualche applauso. Chi si mette al servizio degli altri semina speranza. E abbiamo da diventare tutti, specie i giovani, seminatori di speranza! Erano parole pronunciate con compostezza. Oggi non era giorno di battute. Il papa era stato stamane ad Auschwitz. Gli applausi sono strappati dall’accenno ai giovani siriani presenti e dalla conferma che

Come torniamo a casa stasera, ogni sera? Il papa ha concluso con questa domanda: col volto triste di chi rifiuta la croce (come i discepoli di Emmaus), o quello di chi prende posizione per Gesù e vive nel dono di sè agli altri. È urgente rispondere.