L’eredità dei figli di Dio

Commento al Vangelo del 10 luglio 2016.

Solo Luca riporta la famosa parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37). Per rispondere alla domanda di un dottore della Legge a riguardo di chi è il ‘prossimo’, Gesù inventa questo capolavoro di rivelazione della misericordia del Padre. Una rivelazione rivoluzionaria e sconcertante. Gesù infatti rovescia la prospettiva di quel dottore che voleva un criterio per selezionare, tra le persone, quelle da considerare ‘prossimo’: il prossimo, dice Gesù alla fine, sei tu che ti fai vicino agli altri, come Dio si è fatto vicino agli uomini mezzi morti, perché li considera suo figli. Potremmo leggere questa parabola proprio come spiegazione della paternità di Dio, che vuole dare ai suoi figli la sua eredità. Infatti, il dialogo tra quel dottore e Gesù comincia con la domanda: «Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Il Signore non si lascia sfuggire l’occasione per confermare che Dio è un papà le cui viscere sono come quelle di una madre che reagisce vedendo il figlio in pericolo. Un papà che vede, che si commuove, che dà vita. Questa paternità di Dio si è manifestata massimamente nella incarnazione del suo Figlio, che è stato nella storia il volto e il cuore del Padre, fino alla morte e alla morte di croce, e definitivamente nella risurrezione, che è il dono della vita d’amore indistruttibile del Padre a noi, che siamo suoi figli mezzi morti! I briganti, il sacerdote e il levita che passano per la strada tra Gerusalemme e Gerico non sanno dare vita. Sanno solo dare la morte, perché presi dall’egoismo, per cui l’altro è uno da derubare o del quale fregarsene. Il buon samaritano invece è un padre che ha occhi e cuore. Perché vede quell’uomo come un figlio e gli vuole dare vita amandolo e curandolo. Come sempre, bisogna passare dalla contemplazione all’azione. Non c’è autentica carità cristiana se non si fa l’esperienza di Dio che in Gesù si avvicina. Lo fa con tutti, specie nella Chiesa con la Parola e i Sacramenti e con la testimonianza di servizio di tante persone. Facendo questa esperienza, si entra e si sta dentro sempre più al circolo dell’amore di Dio e volentieri si obbedisce al comando di Gesù: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso», con l’onore di essere volto di Gesù, volto del Padre misericordioso.

Sant’Agostino (Questioni sul Vangelo secondo Luca, 19) commenta così questa parabola, con uno stile allegorico molto suggestivo e profondo, e nella ampia prospettiva della storia della salvezza.

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. È da intendervi Adamo e in lui tutta l’umanità. Gerusalemme è la città celeste della pace (cf. Eb 12,22), dalla cui beatitudine egli decadde. Gerico, etimologicamente uguale a ” luna”, rappresenta la nostra condizione mortale in quanto la luna nasce, cresce, invecchia e tramonta. I briganti sono il diavolo e i suoi angeli, che spogliarono l’uomo della veste dell’immortalità e, infertegli delle ferite inducendolo a peccare, lo lasciarono mezzo morto. In effetti l’uomo è vivo per quella parte che gli è dato comprendere e conoscere Dio, mentre è morto per quella parte che si corrompe sotto il peso dei peccati. Per questo si dice che fu lasciato mezzo morto (cf. Gen 3). Quanto al sacerdote e al levita che, avendolo visto, passarono oltre dall’altra parte della strada rappresentano il sacerdozio e il ministero dell’Antico Testamento, incapaci di giovare alla salvezza. Il samaritano, etimologicamente il ” custode”, rappresenta in forza dello stesso nome il nostro Signore. La fasciatura delle ferite è il freno imposto ai peccati, l’olio è la consolazione derivante dalla buona speranza che viene dalla remissione della colpa e porta alla riconciliazione e alla pace; il vino è l’esortazione ad agire con spirito il più possibile fervente. Il suo giumento è la carne con cui si è degnato venire tra noi. Essere posti in sella al giumento è credere nell’incarnazione di Cristo. La locanda è la Chiesa, dove trovano ristoro i pellegrini che dal paese remoto tornano alla patria eterna. Il giorno successivo è il tempo dopo la resurrezione del Signore. I due denari sono i due precetti della carità che gli apostoli ricevettero in dono dallo Spirito Santo per cui si misero a predicare il Vangelo ai presenti. Ovvero sono le promesse della vita presente e della futura, di cui fu detto: In questo tempo riceverà sette volte tanto e nell’altro mondo otterrà la vita eterna (Lc 18,30). L’albergatore è quindi l’Apostolo…».