Date voi stessi da mangiare

Commento al Vangelo del 29 maggio 2016.

 

Il cammino quaresimale e pasquale della Chiesa ha come il suo sigillo nella solennità del Corpo e Sangue del Signore (il Corpus Domini). Gesù risorto è in una condizione nuova: la sua umanità è stata glorificata e non è più condizionata dai limiti del tempo e dello spazio. Appartiene totalmente al mondo di Dio che è Trinità (lo abbiamo visto nella sua Ascensione) e rimane con noi tutti i giorni, per tutto il tempo della storia. Ma come è presente? Dove è presente? Dove lo vediamo? Dove lo tocchiamo o ci facciamo toccare da lui?

È memorabile un testo di Paolo VI (Mysterium fidei, 1975) che ci aiuta ad aprire gli occhi. Cristo è presente anzitutto alla sua Chiesa che prega, perché (dice Agostino commentando il salmo 85)  «prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi: prega per noi come nostro Sacerdote; prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro Dio».

Cristo è presente alla sua Chiesa che esercita le opere di misericordia: è nei poveri che le ricevono, è nelle persone che le fanno.

Cristo è presente, in modo verissimo, alla sua Chiesa che predica la Parola: è lui stesso che parla nella Scrittura e nella Tradizione.

Ma in modo più sublime Cristo è presente alla sua Chiesa che in suo nome celebra il Sacrificio della Messa, nel quale Egli continua ad offrire se stesso, con la stessa offerta d’amore racchiusa nella sua passione, morte e risurrezione. Il Corpo del Signore che contempliamo nei tabernacoli delle nostre chiese è il Signore stesso nell’atto di donarsi continuamente, perennemente a noi, perpetuando l’esperienza pa-squale. Quel Corpo tocca il nostro corpo e nutre la nostra anima. Quel Corpo, donandosi a noi, ci trasforma in sé, ci fa diventare, se noi lo vogliamo, capaci di amare come Lui. Ci rende buoni, tanto da farci a nostra volta mangiare dagli altri.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci che oggi Luca ci racconta (9,11-17) è una anticipazione molto istruttiva di questo dono e ci aiuta a rimettere a fuoco la nostra partecipazione alla Messa. Noi siamo la gente che ha bisogno della Parola e della guarigione di Gesù. Noi siamo la gente che vive nel deserto e cerca il cibo spirituale e materiale. Noi siamo la gente che ha poche cose, solo cinque pani e due pesci: siamo incapaci di sfamare noi stessi e tutti i nostri fratelli, di scambiarci veramente vita e amore in modo pieno.

Noi siamo la gente nutrita prodigiosamente da Gesù. Con abbondanza (ne avanzarono dodici ceste…), perché non saremo mai capaci di esaurire l’amore del Signore, e il Signore non dà se stesso col contagocce.

Noi siamo anche i discepoli che, uniti a lui, possiamo dare da mangiare/amare gli altri. Proprio a noi Gesù dice: «voi stessi date loro da mangiare». Ricevere Gesù nell’Eucaristia è compromettente. Cristo in me non mi lascia tranquillo, mi smuove al servizio degli altri, mi onora di essere a mia volta, in ogni istante della mia vita, un modo della Sua presenza. E a farmi carico di condividere tutto con i miei fratelli. È il Corpus Domini la vera sorgente della solidarietà con tutti.