Lectio Divina sul Vangelo secondo Luca: 9

 

In questo anno pastorale 2015/2016 ci sentiamo chiamati a camminare alla presenza del Signore: ci aiuta l’esperienza dei primi discepoli di Gesù, che contempliamo meditando il racconto dell’evangelista Luca. Come fa il bue (simbolo dell’evangelista Luca), ruminando la Parola di Gesù (il leone), il discepolo peccatore e disordinato è trasformato e salvato.

Gli spunti qui riportati sono la sintesi della condivisione tra i partecipanti alla lectio divina di domenica 3 aprile 2016 su Lc 24,13-35, offerti a tutta la comunità. Tutti sono invitati a trovare un momento personale o famigliare per la lettura e la preghiera.

Meditazioni precedenti:

Luca 22 – 23 La Passione

Luca 6, 1-11  La persona risorta al centro

Luca 5, 27-39 Il medico e lo sposo, il vecchio e il nuovo

Luca 5, 12-26 Uomo, sono rimessi i tuoi peccati

Luca 4,31-44 Imponendo le mani a ognuno di loro li curava

Luca 2,39-52 Nelle cose del Padre mio bisogna che io sia

Luca 1, 5-25 L’annuncio a Zaccaria

Luca 1, 1-4 La solidità delle parole

 

24,13-35 Pieni di gioia, tornarono a Gerusalemme

13Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Alcuni punti per la meditazione personale

Sta finendo l’esperienza terrena, in cui il Figlio di Dio si è reso visibile avendo assunto la natura umana. Nella risurrezione, la natura umana di Gesù è trasformata, glorificata: con l’ascensione si manifesta il mistero della introduzione definitiva della carne umana in Dio (lo dice stupendamente il Poeta nell’ultimo canto del Paradiso). Dopo la risurrezione conserva un po’ la visibilità per avvicinarsi a questi due che discutono sulle loro speranze crollate! Si avvicina come uomo e parla con loro. Vuole farsi invitare, e fa in modo che lo invitino a rimanere: doveva assolutamente compiersi una cosa molto importante, lo spezzare il pane in mezzo a loro. Sembra una cosa da poco, un fatto normale come il cammino, ma è un segno che non verrà mai meno e che si svilupperà per tutti ancora oggi. È questo il grande fatto di questo racconto! Che anche noi sperimentiamo.

Il riconoscimento di Gesù coinvolge tutti gli aspetti della persona umana: quello razionale/conoscitivo (le Scritture intelligibili), quello relazionale (resta con noi), quello sentimentale (ci ardeva il cuore). Questo è consolante: non sono privilegiati solo gli intellettuali…

Continua un filo tra una lectio e l’altra. Viene in mente lo sguardo di Gesù, così pieno e vivificante (ad esempio lo sguardo di Gesù nella sinagoga). Il nostro è spesso uno sguardo che non vede… ogni sera, ripensando alle nostre giornate, ci accorgiamo di quante cose non vediamo: il Signore è presente e agisce e parla, ma noi non ce ne accorgiamo…

La Parola di Gesù è profonda e forte, capace di far ardere il cuore ai due di Emmaus… Quante volte invece la nostra parola è chiacchierio, un ributtarci addosso le nostre parole, un discutere inutilmente senza aprirci alla Parola vera del Risorto.

Torna in questo racconto il verbo ‘dimorare’, così caro a Giovanni. È il dimorare di Gesù che desidera entrare in casa con i discepoli, anche se lascia a loro, con estrema delicatezza, di fare il primo passo per invitarlo: una forza e una potenza indescrivibile! Viene in mente Ap 3,20: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». Gesù entra per dimorare e spezzare il pane: è la sua divina pedagogia! Il suo metodo è di insegnare stando insieme, vivendo insieme. Deve essere sempre anche lo stile della Chiesa.

Il cuore ardente. Nel momento in cui la mia umanità ha un cuore che arde, non serve più altro: l’essenziale è invisibile agli occhi. Più che il cuore ardente, mi trovo a sperimento una sete ardente, un bisogno profondo che il mio intimo sia riempito di amore.

Molti di noi sono entrati nella vita di fede attraverso la Parola e l’Eucaristia. Questa è la pagina della nostra vita di fede! Ma, a lungo andare, la frequentazione di Parola ed Eucaristia invece di ardere nel cuore rischia di affievolirsi sempre più, di diventare abitudinaria … Non sempre la vita sacramentale, fatta di Parola ed Eucaristia, scende nella vita quotidiana. Questo ci può turbare molto: farci sentire più vicini alla delusione dei due di Emmaus, al venerdì santo piuttosto che al mattino di Pasqua. Con la testa sappiamo che Gesù è risorto anche nella nostra vita, ma… è molto faticoso ammettere di essere umani, spogliati come Pietro sulla barca che si accorgere di essere davanti al Signore!

È anche una questione di speranza. ‘Noi speravamo’, dicono i due di Emmaus. Può essere però che la loro speranza sia comunque rimasta! Anche noi dobbiamo coltivare e nutrire la speranza, che è l’ossatura della fede!

In queste situazioni è di grande conforto la comunione con i fratelli: i due di Emmaus tornano a Gerusalemme a condividere la buona notizia (il vangelo) della risurrezione di Gesù, e trovano gli altri che confermano l’esperienza gioiosa dell’aver visto il Signore.

Ri-conoscere Gesù risorto significa riappropriarci di una relazione che conoscevamo già, che era già nostra, anche se in un modo imperfetto.

Dio si fa desiderare… Forse il nostro desiderio più forte è che Dio esista! Quando finalmente riesco a star fermi (con la testa e fisicamente) per esempio nell’adorazione, possiamo provare una sensazione di eternità, il tempo sparisce e c’è la sensazione di essere al di là del tempo e dello spazio in compagnia di Dio.

Aprire gli occhi… Spesso viene da pensare che tutta l’esegesi che si fa della Scrittura sia in qualche modo un viaggio mentale. Ma possiamo aprire gli occhi (e rimanere impressionati) sul fatto che tutto ciò che è scritto e ciò Gesù ha detto non può essere un inganno. Non può essere che tutte le Scritture raccontino della panzane, delle favolette, dei miti… Mettendo le Scritture insieme a Gesù si rimane impressionati.