Lectio divina sul Vangelo secondo Luca: 7

 

 

In questo anno pastorale 2015/2016 ci sentiamo chiamati a camminare alla presenza del Signore: ci aiuta l’esperienza dei primi discepoli di Gesù, che contempliamo meditando il racconto dell’evangelista Luca. Gli spunti qui riportati sono la sintesi della condivisione tra i partecipanti alla lectio divina di domenica 6 marzo 2016 su Lc 6,1-11, offerti a tutta la comunità. Tutti sono invitati a trovare un momento personale o famigliare per la lettura e la preghiera.

Meditazioni precedenti:

Luca 5, 27-39 Il medico e lo sposo, il vecchio e il nuovo

Luca 5, 12-26 Uomo, sono rimessi i tuoi peccati

Luca 4,31-44 Imponendo le mani a ognuno di loro li curava

Luca 2,39-52 Nelle cose del Padre mio bisogna che io sia

Luca 1, 5-25 L’annuncio a Zaccaria

Luca 1, 1-4 La solidità delle parole

 

6,1-11: la persona risorta al centro

6Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. 7Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 9Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». 10E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. 11Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

 

Alcuni punti per la meditazione personale

6,1: in un sabato… giorno per il Signore, giorno per il riposo, vertice della creazione, anticipazione del tempo finale… Per vivere tutte queste sfumature, la legge aveva circondato il giorno di sabato (‘lo smettere’) di 39 proibizioni. Il sabato per gli ebrei, la domenica per i cristiani: un momento di liberazione dell’uomo. È esattamente il contrario di ciò che spesso viviamo: la celebrazione domenicale costrizione. Si pensa che la libertà sia la domenica vissuta come pare e piace, ma è libertà ciò che stiamo facendo adesso: il rapporto con il Signore dà senso a tutta la nostra vita. Qualunque cosa facciamo, in tutti i giorni della settimana. Penso che tutti passiamo per una fase ‘precettistica’ della partecipazione alla Messa…

Gesù passava attraverso i seminati… cf. Sal 65: «tu visiti la terra e la disseti,… al tuo passaggio stilla l’abbondanza…». Gesù è il Signore del tempo (sabato) e dello spazio (campi, sinagoga monte, pianura…): che bello questo Gesù che fa una ‘gita in campagna’. È il Signore del mio tempo e del mio spazio!

I discepoli sgranavano e mangiavano… cf. i Padri: il campo è la Scrittura, la pula la lettera, il grano è Cristo!

6,2: ciò che non si può… l’interpretazione dei farisei è del tutto impersonale, senza soggetto e senza oggetto. La Legge che doveva custodire il dono, lo ingabbia. Una bella provocazione anche per il nostro modo di intendere le indicazioni morali.

6,3-4: Non avete letto… Gesù risponde con una storia fatta di persone in una situazione particolare (1Sam 21,1-7). E allude a se stesso, nuovo e definitivo Davide, e ai suoi discepoli (‘quelli con lui’): in Gesù è donato quello che era promesso da Dio (la sua comunione con gli uomini) e garantito dalla osservanza della legge. Prima: osserva la legge e avrai il dono. Ora: hai il dono, perciò vivi i comandamenti! Allusione al pane eucaristico….

6,5: Signore è del sabato il Figlio dell’uomo. Gesù si presenta con gli attributi di Dio. ‘Figlio dell’uomo’ significa sia Dio (Dn 7) che semplicemente uomo. In Lui è presente Colui per il quale e dal quale il sabato è stato fatto.

E per noi, il ‘giorno del Signore’? È quello in cui sottometterci alla misericordia di Dio, ravvivare la relazione con lui, gustare il suo perdono… ‘sgranare e mangiare’ Lui!

6,6: in un altro sabato. Sono sette i sabati ricordati da Luca: 4,16.31; 6,1.6; 13,10; 14,1; 23,54; in 24,1 tutto si sposta al ‘primo giorno dopo il sabato… l’ottavo giorno è quello definitivo, i tempo nuovo ed eterno.

Un uomo… Gesù vuole incontrare un’altra persona, incapace di operare (con la mano secca, quella destra del lavoro!)

6,7: osservavano. Zitti nei loro ragionamenti che non possono essere detti pubblicamente, scribi e farisei che conoscono e pretendono di osservare la legge, in realtà sono una dura ‘dogana’ per entrare nella promessa…
Per accusarlo… (cf anche il v. 11) Si alimenta sempre più la reazione negativa davanti alla libertà dell’amore di Gesù: bisogna screditarlo, bisogna trovare il modo di neutralizzarlo. Non si sa ancora come.

6,8: Sapeva i ragionamenti. Gesù sa sempre i nostri ragionamenti (sal 139: «Signore tu mi scruti e mi conosci…»): che sciocchezza dimenticarcelo, che sciocchezza non sottoporglieli volentieri! I ragionamenti dei farisei sono parziali, mentre l’uomo handicappato ha una pienezza di fiducia: una contrapposizione fortissima. La sua guarigione immediata è dovuta al mettersi totalmente nella pienezza dell’essere di Gesù, senza se e senza ma. Come i bambini, che si affidano totalmente. Essi lo fanno senza pensarci, noi possiamo farlo anche con l’intelligenza. Dèstati e poniti nel mezzo. Il verbo è quello della risurrezione. Gesù mette l’uomo al centro sempre: l’uomo risorto sta al centro della sinagoga, cuore dell’incontro con Dio. Centralità dell’uomo agli occhi di Dio, più di tutte le altre creature. Dio libera l’uomo e lo restituisce alla sua integrità. Non guardiamo sempre così i fratelli…

6,9: fare del bene… salvare… La domanda non è generica, ma riferita al comportamento di Gesù e di farisei. Lui vuole fare del bene, loro stanno facendo del male. Il sabato è fatto proprio per liberare l’uomo, e Gesù lo porta a compimento. Gli altri vogliono tenere l’uomo handicappato e bloccare Gesù…

È meglio salvare o perdere? Pensiamo alla vita di tantissimi fratelli profughi che stanno morendo! Noi stiamo un po’ zitti… si creano dei muri invece che dei ponti. Cosa possiamo fare per salvare tanti nostri fratelli? Sembra che non facciamo un granchè.

6,10: guardando in giro… Gli occhi di Gesù! Distendi la mano… Gesù restituisce all’uomo la capacità di lavorare con frutto per gli altri…

Agostino, Discorso 125/A

  1. Non puoi fare tuo ciò che celebri: che intendo dire con questo? Evidentemente, con l’astensione dal lavoro del sabato puoi osservare il riposo; ma se non passi a Cristo, non puoi giungere al riposo senza fine; resterai nell’oscurità, senza luce. Passa dunque a Cristo perché si tolga il velo. E’ quanto dice infatti l’Apostolo: Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; esso non sarà tolto perché è in Cristo che dev’essere eliminato. Non Mosè, è il velo che dev’essere eliminato; il velo, non la legge. Fate attenzione in qual modo sia venuto il Signore e sia tolto il velo: quando pendette sul legno, il velo si squarciò. O profondità del senso recondito! O ineffabile mistero! I trasgressori della legge confissero alla croce l’autore della legge, e l’occulta forza vitale della legge si fece manifesta. Forse non fu una chiave quella croce?. Sostenne il Signore e liberò da ciò che era interposto. Pur essendo stato squarciato il velo, i Giudei hanno ancora il viso coperto: Noi invece – afferma l’Apostolo – contemplando a viso scoperto la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore. Quelli poterono avere la legge su tavole di pietra; o l’avessero nel cuore! Sarebbero con noi. Ma abbiamola in cuore noi la legge, fratelli; non stiamo a dimostrarlo con parole di lode, ma mediante opere buone. Bisogna fare elemosine, è questo il tempo; che i vostri frutti si vedano, che io possa godere delle mie fatiche. Non puoi dire ad un infermo: Alzati e cammina; puoi dire: Fino a che tu possa alzarti, resta a giacere e mangia. Non puoi guarire un malato; puoi vestire uno che è nudo. Fa’ ciò che puoi: Dio non pretende da te ciò che non puoi.

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