Neanche io ti condanno

A commento del vangelo di questa domenica (Gv 8,1-11), ascoltiamo una parte di una stupenda omelia di S. Agostino.

  1. Cartoncino V quaresimaOsservate ora fino a che punto i suoi nemici misero alla prova la mansuetudine del Signore. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidarle queste tali. Tu che cosa dici?Cosa rispose dunque il Signore Gesù? Cosa rispose la verità? Cosa rispose la sapienza? Cosa rispose la stessa giustizia contro la quale era diretta la calunnia? Non disse: Non sia lapidata! Si sarebbe messo contro la legge. Ma si guarda bene anche dal dire: Sia lapidata! Egli era venuto, non a perdere ciò che aveva trovato, ma a cercare ciò che era perduto (cf. Lc 19)
  2. Cosa rispose dunque? Guardate che risposta piena di giustizia, e insieme piena di mansuetudine e di verità! Chi di voi è senza peccato – dice – scagli per primo una pietra contro di lei (Gv 8, 7). O risposta della Sapienza! Come li costrinse a rientrare subito in se stessi! Essi stavano fuori intenti a calunniare gli altri, invece di scrutare profondamente se stessi. Si interessavano dell’adultera, e intanto perdevano di vista se stessi. Prevaricatori della legge, esigevano l’osservanza della legge ricorrendo alla calunnia, non sinceramente, come fa chi condanna l’adulterio con l’esempio della castità. Avete sentito, o Giudei, avete sentito, farisei e voi, dottori della legge, avete sentito tutti la risposta del custode della legge, ma non avete ancora capito che egli è il legislatore. Che altro vuol farvi capire, scrivendo in terra col dito? La legge, infatti, fu scritta col dito di Dio, e fu scritta sulla pietra per significare la durezza dei loro cuori (cf. Es 31, 18). Ed ora il Signore scriveva in terra, perché cercava il frutto. Avete dunque sentito il verdetto? Ebbene, si applichi la legge, si lapidi l’adultera! E’ giusto, però, che la legge della lapidazione venga eseguita da chi dev’essere a sua volta colpito? Ciascuno di voi esamini se stesso, rientri in se stesso, si presenti al tribunale della sua anima, si costituisca davanti alla propria coscienza, costringa se stesso alla confessione. Egli sa chi è, poiché nessun uomo conosce le cose proprie dell’uomo, fuorché lo spirito dell’uomo che è in lui (cf 1 Cor 2, 11). Ciascuno, rivolgendo in sé lo sguardo, si scopre peccatore. Proprio così. Quindi, o voi lasciate andare questa donna, o insieme con lei subite la pena della legge. (…) Questa è la voce della giustizia: Si punisca la peccatrice, ma non ad opera dei peccatori; si adempia la legge, ma non ad opera dei prevaricatori della legge. Decisamente, questa è la voce della giustizia. E quelli, colpiti da essa come da una freccia poderosa, guardandosi e trovandosi colpevoli, uno dopo l’altro, tutti si ritirarono (Gv 8, 9). Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia. E il Signore, dopo averli colpiti con la freccia della giustizia, non si fermò a vederli cadere, ma, distolto lo sguardo da essi, si rimise a scrivere in terra col dito (Gv 8, 8).                                                                                                                     Quella donna era dunque rimasta sola, poiché tutti se ne erano andati. Gesù levò gli occhi verso di lei. Abbiamo sentito la voce della giustizia, sentiamo ora la voce della mansuetudine. Credo che più degli altri fosse rimasta colpita e atterrita da quelle parole che aveva sentito dal Signore: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei. Quelli, badando ai fatti loro e con la loro stessa partenza confessandosi rei, avevano abbandonato la donna col suo grande peccato a colui che era senza peccato. E poiché essa aveva sentito quelle parole: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei, si aspettava di essere colpita da colui nel quale non si poteva trovar peccato. Ma egli, che aveva respinto gli avversari di lei con la voce della giustizia, alzando verso di lei gli occhi della mansuetudine, le chiese: Nessuno ti ha condannato? Ella rispose: Nessuno, Signore. Ed egli: Neppure io ti condanno, neppure io, dal quale forse hai temuto di esser condannata, non avendo trovato in me alcun peccato. Neppure io ti condanno. Come, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? Assolutamente no. Ascoltate ciò che segue: Va’ e d’ora innanzi non peccare più (Gv 8, 10-11). Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l’uomo. Poiché se egli fosse fautore del peccato, direbbe: neppure io ti condanno; va’, vivi come ti pare, sulla mia assoluzione potrai sempre contare; qualunque sia il tuo peccato, io ti libererò da ogni pena della geenna e dalle torture dell’inferno. Ma non disse così…

S.Agostino, Omelia 33)

L’opera di misericordia della settimana:

Ammonire i peccatori

Partendo dal fatto che siamo tutti peccatori, questa opera di misericordia ci invita ad ammonire chi cade nell’errore, chi ha smarrito la strada. Infatti la parola greca “peccare” significa smarrire la strada. Gesù stesso ci esorta nel vangelo di Matteo ad ammonire il fratello che ha commesso colpa (Mt, 18,15-17). Ammonire vuol dire avere a cuore i fratelli. Non si tratta di sparlare degli altri e di scandalizzarci dei loro errori. Invece di parlare dell’altro dobbiamo parlare con lui. E quando lo facciamo dobbiamo essere consapevoli che siamo a nostra volta in pericolo (1 Corinzi 10,12). In psicologia si parla del fatto che bisogna dare all’altro un messaggio in prima persona. Non si deve dire: “hai peccato. Percorri una via sbagliata. Sei in errore”. Si deve invece partire da se stessi e dalla propria impressione: “ho la sensazione che questa strada non ti faccia bene… non mi sento a io agio vederti su questa strada… ho dei dubbi che…” inserisco sempre me stesso. Lascio all’altro la libertà di reagire in un modo piuttosto che nell’altro; rispetto la sua dignità. Quando vediamo il fratello nell’errore, o sulla strada sbagliata, c’è bisogno di coraggio è andare incontro all’altro e rivolgersi a lui: facendolo mi rendo sempre vulnerabile a mia volta. Nella tradizione spirituale parliamo di “correzione fraterna”.  Non è facile trovare il tono giusto. Gesù parla del fatto che si tratta di “guadagnare” il fratello. Che significa guadagnare l’altro alla vita, al cammino che lo conduce alla vita, lo conduce a Cristo. Ammonire che cade nell’errore è un opera di misericordia soltanto quando chi è in errore (o il peccatore) si sente vincitore, cioè quando gli si aprono gli occhi e riesce a guardare la propria vita in modo nuovo, quando si rialza e riesce a percorrere il proprio cammino rinvigorito e fiducioso.

Ammonire chi cade nell’errore ha anche una dimensione politica. E’ nostro compito far notare delle tendenze che ci portano in una direzione sbagliata. Nella bibbia furono i profeti a scuotere il popolo e a fargli notare le strade sbagliate che aveva preso. Il cristianesimo deve mantenere la sua dimensione profetica facendo notare cose che molti non amano sentir dire. Come dice il poeta: “siate scomodi, siate sabbia, non l’olio, nel meccanismo del mondo”.