Lectio Divina sul Vangelo secondo Luca: 5

In questo anno pastorale 2015/2016 ci sentiamo chiamati a camminare alla presenza del Signore: ci aiuta l’esperienza dei primi discepoli di Gesù, che contempliamo meditando il racconto dell’evangelista Luca. Come fa il bue (simbolo dell’evangelista Luca), ruminando la Parola di Gesù (il leone), il discepolo peccatore e disordinato è trasformato e salvato.

Gli spunti qui riportati sono la sintesi della condivisione tra i partecipanti alla lectio divina di domenica 7 febbraio 2015 su Lc 5,12-26, offerti a tutta la comunità. Tutti sono invitati a trovare un momento personale o famigliare per la lettura e la preghiera.

Meditazioni precedenti:

Luca 4,31-44 Imponendo le mani a ognuno di loro li curava

Luca 2,39-52 Nelle cose del Padre mio bisogna che io sia

Luca 1, 5-25 L’annuncio a Zaccaria

Luca 1, 1-4 La solidità delle parole

5,12-26. – Uomo, sono rimessi i tuoi peccati.

12Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi sanarmi». 13Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii risanato!». E subito la lebbra scomparve da lui. 14Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: «Và, mostrati al sacerdote e fà l’offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi». 15La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. 16Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare.

17Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. 18Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. 19Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. 20Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi». 21Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?». 22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? 23Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? 24Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». 25Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. 26Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

 

Alcuni punti per la meditazione personale

12-14: La purificazione del lebbroso è collegata al brano della pesca miracolosa. Quel che Gesù non aveva fatto a Nazaret (dove aveva citato il cibo della vedova di Sarepta e la guarigione dalla lebbra di Naaman) lo fa qui a Cafarnao: abbondanza di cibo e guarigione di un lebbroso.

Sappiamo la considerazione biblica della lebbra: una malattia fisica associata ad una malattia spirituale, una ‘impurità’ che impediva il rapporto con Dio. La lebbra è assimilata al peccato (Lv 14,13-20). Solo Dio poteva guarire. Ed è per questo che si usa il verbo purificare. La lebbra è poi l’anticamera della morte… toccare un lebbroso rendeva impuro come toccare un cadavere. Perciò la guarigione dalla lebbra si può considerare come una risurrezione!

Se vuoi… Lo voglio. Una scuola di preghiera! Il lebbroso supera Simone nella fede: riconosce che Gesù è il Signore prima della guarigione; Simone lo riconosce solo dopo il segno della pesca miracolosa; Simone vede solo il suo peccato; il lebbroso la potenza di Gesù… ‘Se vuoi‘ è come la formula magica della preghiera: indica che non c’è pretesa di piegare Dio, ma affidamento a quel che Lui vuole e ritiene opportuno e giusto.
‘Lo voglio‘ è la conferma della sintonia di Gesù a riguardo della purificazione, cioè della salvezza.

Mostrati al sacerdote. I sacerdoti, custodi della Legge che poteva constatare il peccato ma non rendere l’uomo buono, devono prendere atto che il solo che poteva guarire dalla lebbra era presente sulla terra…

15-16. Un piccolo sommario che segna l’inizio della circolazione del Vangelo nel mondo: esce dalla bocca di Gesù e anche dalla bocca della gente. È come il primo cerchio concentrico, che si allargherà fino ai confini della terra (Lc 24,47).
È Parola di Gesù e su Gesù anche quella sconosciuta della preghiera  (cf anche 4,42) in luoghi deserti, che Gesù vive come la fonte di quel che lui è e fa.

17-26. La guarigione del paralitico. 17. La scena è descritta con attenzione e quasi con ironia: Gesù al centro, in casa, scribi e farisei venuti ormai ufficialmente fin da Gerusalemme. Loro seduti, mentre il maestro insegna. Con potenza. La potenza della Parola di Gesù è al centro di tutto: insegna, guarisce, perdona.

18-19. Scribi e farisei impediscono l’accesso a Gesù. Bisogna calare quel paralitico dal tetto: anche qui l’esperienza della fraternità e della intercessione silenziosa…
Il paralitico è chiamato uomo. Gesù dirà fra poco che è il Figlio dell’uomo (che indica la sua semplice umanità e insieme la gloria di cui si parla in Dn 7,13): una sorta di allusione alla comunione tra Gesù e il paralitico…

  1. 20. Infatti Gesù vede la loro fede e pronuncia una nuova parola, inaudita, inattesa, impressionante. E rivela il suo cuore, il cuore del suo messaggio, del Vangelo: sono rimessi a te i tuoi peccati! La salvezza è questa. La cosa più importante da chiedere nella preghiera è questa: il perdono del peccato. Prima della guarigione fisica.
  2. Hanno ragione, scribi e farisei nei loro ragionamenti: solo Dio può rimettere i peccati. È impossibile per un uomo rimettere i peccati.

22-24. Gesù dà loro ragione: è impossibile per un uomo rimettere i peccati, come è impossibile guarire un paralitico. Eppure è anche vero che lui lo sta effettivamente facendo.  Questo paradosso (v. 26) si risolve perchè è possibile, ed è vero, che Dio è presente sulla terra per fare entrambe le cose. E precisamente è presente nel Figlio dell’uomo. Ogni potere appartiene a Dio e al suo Figlio.

Peccato e malattia sono misteriosamente legati, come si vede anche nel caso del lebbroso. Non c’è necessariamente rapporto diretto tra singole malattie e singoli peccati (a volte sì…): ma l’uomo sperimenta la sua fragilità sia nella dimensione corporale che in quella spirituale. Nella nostra visione scientifica della malattia, essa riguarda solo un pezzo della persona. Difficile capire come la malattia e il nostro malessere siano collegati al peccato, alla lontananza, ai nostri blocchi, anche se cogliamo che qualche collegamento c’è. Quell’uomo non era solo paralitico: era anche un peccatore… E Gesù viene a ricostituire l’integrità della persona umana: il compimento sarà nella risurrezione della carne!

Purificazione e remissione dei peccati: in entrambi i casi una guarigione spirituale. Gesù ci fa comprendere quanto sia prioritaria la guarigione spirituale su quella fisica. Noi vorremmo subito segni concreti e tangibili… Ma bisogna recuperare anzitutto la vicinanza e l’intimità con Gesù, che precede tutto! Trasmettere questo non è sempre facile nella testimonianza!

Se improvvisamente mi fossero rimessi i peccati, o improvvisamente mi dicessero che ho una malattia e dopo una settimana mi dicono che non c’è più.. È stato un miracolo? O una diagnosi sbagliata? Non lo so: so che alla fine, comunque, la malattia mi ha portato da Lui!

Vivere la malattia nella fede è una purificazione, un avvicinarsi a lui: ti fortifica, ti dà forza e ti svela tantissime cose! Che misteri! Aggrapparsi nella preghiera all’unica cosa che rimane.

Ma che cos’è il peccato? Mi hanno insegnato che è quando si rompe l’amicizia con Dio… Ma se io sono a tavola e mi sto mangiando i cappellacci e c’è un povero e non ci penso… sono in peccato? Abbiamo sensi di colpa che non sono peccati e peccati che non corrispondono sensi di colpa…

25-26. La Parola è immediatamente efficace: su quell’uomo e sui presenti, che reagiscono come nella sinagoga e come sulla barca di Simone, con stupore e timore e glorificando Dio.

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